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Scrivono di noi

Recensione apparsa in:

Revista de Estudios Tradicionales

Buenos Aires
n. 6/2004

      Alcune persone, sentendosi attratte da quella «conoscenza» di cui è volta a dar testimonianza nella nostra epoca l’opera magistrale di René Guénon, e avendo appurato in essa che permangono ancora, in Occidente, due organizzazioni autenticamente tradizionali in grado di trasmettere una iniziazione reale, invece che abbandonarsi, per attaccamenti di carattere sentimentale o per semplice viltà, a tutta una serie di fantasticherie che, nel tempo, finiranno con il rivelarsi inesorabilmente per quel che sono, quali fallaci «vie senza uscita», hanno avuto il coraggio di «bussare alle porte» della Massoneria, oltrepassando, al fine di giungere a concretizzare la propria aspirazione, i falsi pregiudizi fabbricati ad hoc dagli ambienti contrari all’idea stessa di tale conoscenza. Senza dubbio ciò non significa che, una volta ricevuta l’iniziazione, passo imprescindibile quando si vogliano mettere in pratica le conseguenze che discendono da tale opera, non ci sia più niente da fare: al contrario, occorre tenere ben presente che molti altri passi dovranno seguire lungo il cammino che conduce dall’iniziazione «virtuale» a quella «effettiva»; discorso che, naturalmente, rimane valido per qualunque iniziazione, a prescindere dalla forma tradizionale presa in esame. Ed è precisamente su questo punto che una parte dei lettori di Guénon di cui parliamo dimostra un certo disorientamento, dovuto senza dubbio a una preparazione teorica ancora imperfetta, ciò che d’altra parte li rende così vulnerabili di fronte alle confusioni che certi autori, erroneamente considerati come «autorità» in questo campo per il fatto di essere stati un tempo «vicini» a Guénon, si sono occupati di diffondere, coscientemente o meno.

      Sarà dunque importante, per chi aspiri ad attualizzare le possibilità spalancategli dall’iniziazione massonica, approfondire tale preparazione teorica senza affievolimento alcuno, da una parte adottando un atteggiamento di ricerca instancabile in seno alla comprensione dei «lavori» massonici, dall’altra continuando a focalizzare la propria attenzione sui contenuti dell’opera di R. Guénon, soffermandosi a riflettere sui molteplici aspetti della stessa e sforzandosi per applicare, nell’ambito della propria attività iniziatica, ciò che di essa si è riuscito a intendere correttamente. In questo senso, pensiamo che possa essere utile avvalersi anche di altri scritti tradizionali di riconosciuta serietà, tra i quali possiamo ora includere la neonata rivista italo-francese La Lettera G / La Lettre G, di pubblicazione semestrale, la quale, volendo proseguire nella direzione tracciata da René Guénon, riunisce lavori che l’opera di quest’ultimo ha ispirato in tali ambienti. Nel suo primo numero, corrispondente all’Equinozio d’Autunno 2004, rinveniamo articoli che intendono porre in rilievo alcune delle caratteristiche attinenti l’«operatività» del lavoro iniziatico da una prospettiva generale, e altri, invece, che sono dedicati più specificamente a taluni aspetti del simbolismo massonico in sé, pur senza rinunciare a mettere in evidenza le possibilità «operative» da essi implicate e che, in fondo, costituiscono la ragion d’essere stessa dell’esistenza di un tale simbolismo.

      Tra gli scritti che fanno parte di quest’ultimo gruppo, rileviamo in primo luogo un importante articolo di R. Guénon, Riunire ciò che è sparso, di carattere puramente massonico, che, secondo quanto dicemmo più sopra, consideriamo proficuo poter rileggere in questo nuovo contesto; incontriamo, inoltre, uno studio di Denys Roman degno di nota, A proposito delle ripetizioni rituali, che condurrà il lettore a scoprire aspetti probabilmente insospettati del patrimonio simbolico custodito dalla Massoneria odierna, e che si rivela di una ricchezza davvero straordinaria; e lo stesso può dirsi delle considerazioni che, ispirandosi a un simbolo appartenente al versante anglosassone della Massoneria, costituiscono lo scritto di G. Testanera, The point within the circle.

      Per quanto concerne, invece, gli studi facenti parte del primo gruppo di cui si è detto, cioè quelli trattanti più in generale l’atteggiamento che è opportuno assumere di fronte al lavoro iniziatico da compiere, essi sono: Cambiare mentalità di L. M. e Sulla fratellanza[1] di F. Peregrino. Tali scritti, a nostro parere, procedono entrambi da quella prospettiva secondo cui «[…] indubbiamente non si può comunicare ciò che è inesprimibile per essenza […]; ma si possono almeno fornire le chiavi che permettano a ciascuno di raggiungere l’iniziazione reale tramite i propri sforzi e la meditazione personale, e si può anche, seguendo la tradizione e la pratica costante dei Templi e Collegi iniziatici di tutti i tempi e di tutti i luoghi, disporre colui che aspira all’iniziazione [effettiva] nelle condizioni più favorevoli di realizzazione, e fornirgli l’aiuto senza il quale gli sarebbe praticamente impossibile portare a termine questa realizzazione»[2].

      Un aspetto cui qui si accenna, e che a noi pare possa contribuire a contrastare certe illusioni derivanti sempre da una imperfetta preparazione teorica, è quello che si riferisce alla credenza, espressa da alcuni, a proposito dell’effetto «automatico» che avrebbe la pratica delle forme rituali; tale atteggiamento fideistico è quello che induce a perseguire una ricetta «magica» per mezzo della quale, e senza mettere in gioco alcuno sforzo, si spera di raggiungere una realizzazione spirituale, d’altronde poco chiaramente compresa; e ciò tralasciando il fatto che, di fronte a una attitudine passiva come lo è quella di chi decide di restare «in attesa», non c’è assolutamente nulla che possa essere effettivamente di aiuto al riguardo. «Vi è in tutto ciò una evidente confusione, dal momento che si attribuisce a un semplice mezzo il carattere di causa, quando quel che ci si può attendere da esso è che serva d’aiuto per porsi nelle condizioni richieste per raggiungere il fine perseguito»[3]. In realtà, per scoprire gli «autentici segreti della Massoneria» non basta dedicarsi, per esempio, a eseguire in maniera irreprensibile, ma solo «formalista», i riti, o anche preferire un «rituale» a un altro per la sua relativamente maggiore antichità, così come è perlomeno ingenuo pensare che qualcuno possa riuscirci solo sfogliando qualche scritto massonico. Come si evince dalla lettura dello studio di Testanera, The point within the circle, ognuno di questi strumenti potrà invece assumere il proprio pieno valore non appena chi cerchi di penetrare tale «segreto» decida di separarsi dal proprio punto di vista: da questo momento, sarà possibile lasciare indietro il percorso della circonferenza per addentrarsi, seguendo il «raggio», in direzione del «centro». E siccome il «centro» di cui si tratta coincide con quello del proprio essere, si potrebbe concluderne che la conoscenza del «segreto» massonico equivale a «conoscere se stesso».

      Perché questa «soluzione» del proprio punto di vista, tanto proprio che così come ci appartiene necessariamente ci condiziona, possa essere condotta a termine, è necessario che chi aspira alla conoscenza sia realmente deciso a «spogliarsi dei suoi metalli». «Ma ciò richiede – leggiamo in Cambiare mentalità – della sua piena disponibilità a rivedere senza preclusioni quelle che sono le proprie persuasioni attuali, il che d’altronde non significa affatto, vale la pensa sottolinearlo, doversi accodare passivamente alle altrui posizioni: ben al contrario, ciò che in questo modo si cerca di stimolare è uno sforzo personale di comprensione, volto a rimuovere i propri condizionamenti fino a scuotere l’essere dall’inerzia intellettuale in cui è sprofondato. Arriverà così l’occasione in cui ci si sorprenderà a difendere “meccanicamente” le proprie scelte – giuste o sbagliate che siano – e, grazie a ciò, sarà quindi possibile prendere coscienza, al di là di ogni illusione, di quale sia veramente il proprio grado di conoscenza. Da questo punto in poi, chi sia realmente mosso dall’anelito di sfuggire alla morsa dell’ignoranza, in luogo di preoccuparsi di figurare si sentirà spinto a mettersi continuamente alla prova, pur essendo in una qualche misura consapevole che così andrà incontro a un sempre doloroso distacco dalle proprie artefatte costruzioni mentali».

      Si tratta certamente di un lavoro arduo, che dovrà tenere conto delle più varie imperfezioni che contraddistinguono in modo particolare ogni individualità e che contribuiscono, ciascuna a suo modo, a obnubilare la propria capacità di discernimento: questa è precisamente la situazione in cui si trova il «profano», confinato nelle «tenebre esteriori»; ciononostante, a differenza di quest’ultimo, che è condannato a vagare nell’oscurità a causa della sua incurabile cecità, l’iniziato «virtuale» ha la possibilità di superare questa condizione. Per ciò potrà contare sull’inestimabile apporto del «lavoro collettivo» che si svolge in ambito massonico, lavoro che, da questa particolare prospettiva, si manifesterà tramite un’azione di contrasto volta a «dissolvere» queste imperfezioni. È impensabile, per esempio, che qualcuno possieda un retto discernimento quando non abbia sviluppato altre facoltà superiori alla semplice memoria, la quale, da sola, altro non può se non condurre a ripetere macchinalmente nozioni apprese dall’esterno; in un caso come questo, nel quale l’attività personale e interiore si vede ridotta al minimo, ci si scontrerà contro una specie di sorda resistenza passiva ogni volta che si intenda favorire un «autentico sforzo di concentrazione allo scopo di trovare le risposte all’interno di se stessi»[4]. C’è da aggiungere che, quando simile attitudine abbia attecchito al punto tale da costituire una seconda natura, essa rappresenterà allora un ostacolo insormontabile per accedere alla realizzazione iniziatica: così, colui che finisce preda del mero verbalismo, difficilmente potrà concepire altro genere di conoscenza che non sia questa erudizione limitata alla superficie delle cose, che esclude qualunque reale comprensione, e che, come se non bastasse, pretende farsi giudice di qualunque cosa, anche di ciò che ignora più profondamente, in definitiva della conoscenza iniziatica. Basta vedere quanto sostengono i fautori della recente «esoterologia», o della «massonologia», per rendersi conto di ciò che vogliamo dire; benché per noi la cosa più penosa è constatare che ora sono venuti ad allinearsi a questi detrattori viscerali dell’esoterismo alcuni che si dichiarano «guénoniani», e che, considerando qual è l’oggetto del loro attuale interesse, ci pare più adeguato chiamare «guénonologi».

      Speriamo che i pochi cenni con i quali abbiamo cercato di metter qui in luce, soprattutto, qual è il grado di serietà e profondità con cui si affrontano, in questo primo numero de La Lettera G / La Lettre G, le tematiche riferite alla via iniziatica massonica, spingano i nostri lettori a servirsi del sostegno che la lettura di tale pubblicazione italo-francese può costituire per tutti coloro che non si limitano a una visione superficiale delle cose, ma che, in virtù della propria particolare natura, si sentano portati a elevarsi fino alle cause prime e immutabili di quelle. In tali termini, dunque, diamo il benvenuto a questa nuova rivista, alla quale auguriamo il migliore dei risultati.

Gabriel del Monte


note

  1. Quest’ultimo pubblicato nel n. 3 della «Revista de Estudios Tradicionales».

  2. Palingénius, Gli Alti Gradi massonici, in «La Gnose», maggio 1910 (ora in Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, vol. 2), cit. in Cambiare mentalità, p. 16 nota 2. I corsivi sono dell’autore di quest’ultimo studio.

  3. F. Peregrino, Sulla fratellanza.

  4. L.M., Cambiare mentalità.




Recensione apparsa in:

Hiram

Rivista del «Grande Oriente d’Italia»
n. 2/2005

      La figura di René Guénon è stata oggetto, negli ultimi decenni, di un crescente interesse da parte di sempre più ampie fasce di lettori, talché si può dire che oggi siano ben pochi coloro che, nell’ambito di ciò che si è usi definire come l’«intellettualità», non abbiano avuto occasione di scorrere almeno qualche suo libro. Ciononostante, uno degli aspetti più importanti dell’opera di tale autore, ovvero quello specificamente massonico, è rimasto fino a oggi piuttosto in ombra, in particolare in Italia, ove le centinaia di pagine da lui dedicate alla storia e alla simbologia dell’Ordine sono spesso trascurate dai fratelli, e la sua discreta ma penetrante influenza sulla Massoneria francese del secondo dopoguerra completamente ignota.

      Ciò rappresenta indubbiamente un’occasione sprecata, se si tiene conto dei molti spunti che potrebbero trarsi da un’opera della quale si pone spesso in luce la rigorosa coerenza di fondo, ma di cui si trascurano, forse per superficialità, le mille sfaccettature in cui si riverbera una visione realmente «universale», testimoniata da queste parole tratte da un suo articolo di ormai quasi cent’anni orsono: «L’ideale massonico dovrà dipendere dalle contingenze e dalle tendenze individuali di ogni uomo e di ogni frazione dell’umanità? Noi non lo crediamo; al contrario, consideriamo che questo ideale, per essere veramente “l’Ideale”, deve trovarsi fuori e al di sopra di tutte le opinioni e di tutte le credenze, come di tutti i partiti e di tutte le sètte, così come di tutti i sistemi e di tutte le scuole particolari, giacché non vi è altro modo che questo per “tendere all’Universalità”, “scartando ciò che divide per conservare ciò che unisce”; e questo giudizio deve essere sicuramente condiviso da tutti quelli che intendono lavorare, non alla vana edificazione della “Torre di Babele”, ma alla realizzazione effettiva della Grande Opera della Costruzione Universale».

      Da quando queste parole furono scritte è trascorso un secolo attraversato dai più radicali cambiamenti che la storia ricordi, nel quale la Massoneria ha dovuto affrontare l’ostracismo delle masse e la persecuzione dei regimi, al punto che la parola «massone» è stata usata come insulto e il prezzo del clima di sospetto nei confronti dei suoi appartenenti è stato pagato da più d’un fratello con la vita: eppure non si può dire che esse siano oggi meno attuali di allora, e che la sintesi tra Oriente e Occidente cui René Guénon ha dedicato la sua vita sia oggi meno necessaria di allora. E quale terreno, se non la Massoneria, può fungere da reale punto d’incontro tra persone di origine, mentalità e cultura differenti, se non estranee, senza imporre il peso dell’omologazione a una «ideologia» determinata?

      L’opera di Guénon può fornire, a chi senta come proprio un tale compito, un supporto di una ricchezza e di una profondità difficilmente eguagliabili, a patto che non diventi il pretesto per l’affermarsi di un di per sé contraddittorio dogmatismo esoterico, che sarebbe semplice parodia di quell’approfondimento iniziatico indicato dallo stesso Guénon come via maestra per giungere alla reale sintesi di ciò che di meglio possono dare all’uomo d’oggi le diverse tradizioni.

      I primi due numeri de La Lettera G confermano la fecondità di un tale approccio, grazie al quale le parole e le idee di autori classici dell’induismo, dell’islam e addirittura del taoismo trovano puntuale riscontro ed eco nei simboli e nelle dottrine massoniche, come nell’articolo di L.M. su I tre guna e l’iniziazione, ove le basi della cosmogonia indù sono applicate alla lettura dei riti massonici, o in quello di Franco Peregrino su La fratellanza, in cui si palesano i molti parallelismi tra l’iniziazione muratoria e il Tasawwuf islamico.

      La ritualità massonica occupa un ruolo centrale negli articoli Osservazioni su alcuni simboli massonici e A proposito delle ripetizioni rituali di Denys Roman, corrispondente di René Guénon negli anni Quaranta e autore di decine di studi di argomento muratorio su riviste come Études Traditionnelles, Vers la Tradition e Renaissance Traditionnelle; ancora l’approfondimento del patrimonio simbolico dell’Ordine è oggetto dell’articolo di Giovanni Testanera su The point within a circle, con particolare riferimento alla ritualità Emulation, e di quello di Franco Peregrino su Il rito della «Catena d’unione», ove si esaminano i significati più profondi di una pratica rituale che ha verosimilmente le sue origini nei riti dei massoni operativi.

      Gli articoli Cambiare mentalità di L.M. e Il linguaggio del silenzio di Giovanni Testanera affrontano invece il tema dell’operatività in un senso più generale, cercando di porre in luce in quale modo i Massoni d’oggi possano sviluppare le qualità necessarie per trarre reale beneficio dalla partecipazione ai lavori massonici, e prepararsi a contribuire, in modo non semplicemente figurato, alla Grande Opera della Costruzione Universale. Infine due articoli di René Guénon, «Riunire ciò che è sparso» e La Catena dei mondi, completano il quadro dei contributi ai primi due numeri di questa rivista, mostrando con la magistrale limpidezza che contraddistingue gli scritti di tale autore la fitta rete di corrispondenze e aperture che caratterizza gli autentici simboli iniziatici.

      Ci pare in conclusione di poter raccomandare la lettura di questa nuova rivista a chi cerchi un approccio serio ai temi della ritualità e del simbolismo massonici, e nel contempo non si accontenti della sterile erudizione libresca che troppo spesso contraddistingue gli scritti di chi affronta tali argomenti “dall’esterno”, senza alcuna cognizione dello scopo per il quale questi riti e questi simboli sono giunti fino a noi from time immemorial. Il fatto che La Lettera G affronti tale impegnativo lavoro sotto l’egida dell’opera di René Guénon, per tanti anni ospitata sulle pagine della recentemente scomparsa Rivista di Studi Tradizionali, è senz’altro un ottimo auspicio: ai fratelli l’augurio di poter procedere a lungo per questo non facile cammino.




Recensione apparsa in:

Officinæ

Rivista della «Gran Loggia d’Italia»
n. 3/2006

      «Per noi, la Massoneria non può e non deve ricollegarsi ad alcuna opinione filosofica particolare, [...] essa non è più spiritualista che materialista, non più deista che atea o panteista, nel senso che si attribuisce ordinariamente a queste diverse denominazioni, poiché essa deve essere puramente e semplicemente la Massoneria. Ciascuno dei suoi membri, entrando nel Tempio, deve spogliarsi della sua personalità profana, e fare astrazione da tutto ciò che è estraneo ai princìpi fondamentali della Massoneria, princìpi sui quali tutti devono unirsi per lavorare in comune alla Grande Opera della Costruzione universale».

      Con questo incipit, scritto dal Fr René Guénon sotto lo pseudonimo di Palingénius, si apre il primo numero della nuova rivista massonica La Lettera G, a cui hanno fatto seguito il secondo ed il terzo numero.

      Gli articoli, ispirati alle dottrine tradizionali espresse in modo magistrale negli scritti dello stesso Guénon, hanno il peculiare pregio di mettere in piena luce uno degli aspetti più importanti dell’opera di tale autore, ovvero quello massonico, rimasto fino a oggi piuttosto in ombra, almeno tra i lettori italiani, anche a causa della non disinteressata opera di suoi presunti «sostenitori» come Julius Evola, che mantenne per tutto il corso della sua vita un atteggiamento di sprezzante ostilità nei confronti della Massoneria.

      Che idee simili a quelle dell’Evola siano ancora oggi presenti nel variegato mondo dei lettori di René Guénon è del resto rilevato da L.M. nel suo articolo Cambiare mentalità, che leggiamo nel primo numero della neonata rivista: «Per cominciare, visto che le “preoccupazioni” degli antimassoni, magari “tradizionali” di nome o financo sedicenti “guenoniani”, rischiano di infiltrarsi all’interno dell’Ordine agendo sulla mentalità di coloro che non hanno ancora le idee chiare sulla propria iniziazione, passeremo al vaglio qui certe prese di posizione che tale senso hanno travisato più o meno per intero, essendo i loro fautori sospinti oltre che da una manifesta incomprensione anche da un inguaribile spirito di parte». A tale istruttiva rassegna L.M. fa poi seguire una limpida e chiarificatrice sintesi sul tema dell’operatività, intesa come sforzo per sviluppare le qualità necessarie a raggiungere un’effettiva partecipazione ai lavori di Loggia, concludendo che «la realizzazione non può consistere in una dichiarazione puramente verbale, mutuata senza sforzo dai libri magari anche dopo essersi “mortificati” a lungo, ma inintelligentemente, con ogni sorta di riti», mentre è realmente «indispensabile sottoporsi fino alle ultime conseguenze al [...] processo di “spoliazione dei metalli” per poter sperare di raggiungere quella realizzazione spirituale su cui oggi tanti vaneggiano del tutto a sproposito».

      Ancora al tema dell’operatività massonica sono dedicati due articoli del primo numero, Sulla fratellanza di Franco Peregrino, nel quale l’iniziazione muratoria è messa in relazione con la forma iniziatica propria della tradizione islamica, e The point within a circle di Giovanni Testanera, che prende in esame alcuni aspetti simbolici della Massoneria anglosassone approfondendone i significati alla luce dell’opera di René Guénon.

      Nel secondo numero trovano posto, tra gli altri scritti, un articolo di L.M. su I tre guna e l’iniziazione, ricco di interessanti paralleli tra le forme iniziatiche occidentali e le dottrine cosmologiche indù, l’articolo Osservazioni su alcuni simboli massonici, di Denys Roman, corrispondente di Guénon negli anni Quaranta e autore di molteplici studi di argomento muratorio, e uno studio di Franco Peregrino su Il Rito della «Catena d’Unione», dedicato a una pratica rituale che trova verosimilmente le sue origini nei riti dei massoni operativi.

      Sul terzo numero è presente la traduzione di alcuni estratti da Il Rituale dei Liberi Muratori Operativi di Thomas Carr, opera fino ad oggi inedita in lingua italiana basata sulle divulgazioni di Clement Stretton sui rituali della Worshipful Society, che secondo alcuni costituirebbe l’erede diretta delle gilde massoniche operative, praticanti un sistema rituale in sette gradi anteriore alla costituzione della Gran Loggia d’Inghilterra nel 1717. Nello stesso numero, Pietro Gori tratta di Dottrina e metodo massonici, mostrando come l’insegnamento massonico si tramandi in forma simbolica «non [...] in conseguenza di una qualunque “convenzione”, più o meno remota, bensì in virtù dell’origine “non-umana” - o, il che è lo stesso, sovrarazionale - dei simboli stessi», e Giovanni Testanera, ne Il sacro d’oggi, cerca di delineare quale possa essere il ruolo della Massoneria di fronte alle sfide poste dal cosiddetto «integralismo» moderno: «nel momento in cui la profanità sembrerebbe costituire l’unico possibile orizzonte dell’Occidente, cancellando dalla mente di milioni di nostri contemporanei l’idea stessa di un senso della vita superiore alla semplice soddisfazione dei bisogni materiali, l’aspirazione al sacro riemerge in forme inaspettate o incongrue, ponendo delle domande cui ben pochi paiono in grado di fornire risposte soddisfacenti».




Recensione apparsa in:

La Chaîne d’Union

Rivista del «Grand Orient de France»
n. 39/2007

      La Massoneria italiana, numericamente contenuta rispetto a quella francese, sebbene altrettanto frazionata in distinte Obbedienze, risponde ancora all’eco di inquisizioni, discriminazioni e denigrazioni che ne hanno segnato anche la storia più recente. Ciò nonostante, essa opera attivamente, con forza e vigore (e pure attraverso una dinamica componente femminile), per vincere tali contrasti.

      Iniziative quali La Lettera G mostrano una considerevole volontà di ricerca sul piano intellettuale: edita dall’Associazione Culturale Keystone di Torino (che mantiene su di sé un estremo riserbo), La Lettera G è una pubblicazione semestrale bilingue, consultabile da un verso nella lingua di Dante e dall’altro in quella di Molière, entrambi offerenti il medesimo sommario: articoli pregevoli ed esaurienti e, all’occorrenza, una profittevole rubrica bibliografica.

      In questo numero, datato Equinozio d’Autunno 2005, si rilevano tre notevoli studi inediti - Dottrina e metodo massonici di Pietro Gori, Alcune riflessioni sul grado di Compagno di Franco Peregrino e Il sacro d’oggi di Giovanni Testanera - accanto alla riproduzione di due testi che ogni massone sinceramente impegnato nel proprio viaggio iniziatico deve avere letto: Parola perduta e parole sostituite di René Guénon, del 1948, e Il Rituale dei Liberi Muratori Operativi, qual è stato riportato da Thomas Carr nel 1911.

      Se si afferma, a buon diritto, che questa rivista è animata da uno spirito massonico tradizionale, non si vuole certo rilevarne un difetto ma, anzi, tesserne una lode: proprio per tale ragione, infatti, La Lettera G merita d’essere acquistata.




Recensione apparsa in:

G. I. T. E. Notizie

Delegazione Italia
n. 3/2008

      Alcuni propositi non si esauriscono in fretta. Vantano nobili origini. Si affermano nella qualità delle idee da cui procedono e con esse, senza soluzione di continuità, attraversano le età della storia. Il combattimento interiore; la ricerca di validi utensili per il proprio perfezionamento; l’attrazione verso quel centro, profondo ed elevato a un tempo, laddove il carbone è mutato in diamante: è tutto quanto illustra il viaggio dell’uomo verso la conoscenza di sé.

      La rivista italo-francese La Lettera G / La Lettre G offre un valido supporto all’approfondimento di questi temi, riconducendoli nell’alveo della tradizione massonica insieme a quanto parimenti espresso in forme iniziatiche di altre epoche e civiltà. I modi generali del pensiero occidentale e di quello orientale si incontrano qui, nella straordinaria visione del mondo veicolata attraverso i simboli e i riti massonici: la visione dell’universalità. Essa si esprime attraverso un legame – una catena d’unione – che mira non a imprigionarci dogmaticamente in una forma determinata, ma a metterci nelle condizioni più favorevoli, attraverso il confronto con gli altri, per poterci liberare da tutti quei condizionamenti e pregiudizi – il cappio e la benda – che impediscono di scorgere la realtà nella sua complessità e interezza, a partire dalle sue molteplici sfaccettature.

      La Lettera G / La Lettre G è dunque un progetto bilingue di ampio respiro, reso possibile grazie alla stretta collaborazione tra autori italiani e francesi, tutti maestri massoni, alcuni dei quali noti ai lettori per aver già firmato, in altri contesti editoriali, scritti di approfondimento iniziatico.

      L’iniziativa editoriale raccoglie idealmente, nella volontà e nello stile, il testimone lasciato dalla Rivista di Studi Tradizionali di Torino, pubblicazione che, dal 1961 al 2003, nell’arco ininterrotto di novantasette numeri, ha contribuito alla diffusione di alcuni fra i testi e i commentari più propriamente metafisici delle vie iniziatiche d’Oriente e d’Occidente, ispirandosi in questo senso all’opera del Fr René Guénon.

      Ne La Lettera G / La Lettre G gli articoli sono incentrati, veramente, sul simbolismo massonico: da una parte, per farne comprendere la portata operativa nella direzione di un lavoro su se stessi, finalizzato a passare «dalle tenebre alla Luce»; dall’altra, per contribuire attivamente a ripulire tale simbolismo (e le sue interpretazioni) dalle incursioni della mentalità profana, soprattutto quando sia veicolata attraverso derive occultistiche.

      Tra gli studi apparsi negli otto numeri pubblicati sinora – il n. 1 è datato «Equinozio d’Autunno 2004» – segnaliamo alcuni titoli: Sulla fratellanza; «The point within a circle»; Il rito della «Catena d’unione»; Il linguaggio del silenzio; Alcune riflessioni sul «grado di Compagno»; Dottrina e metodo massonici; «In grazia dell’ora e dell’età»; Sulle tracce degli Antichi Doveri; Il segreto delle origini; L’universalità dell’arte della costruzione; La leggenda di Hiram; «Darkness visible»; «Conosco l’acacia», A proposito del «nome» dei Maestri Massoni, La «catena della tradizione», Minerva all’Oriente, Sulla natura del lavoro iniziatico.

      A questi articoli nuovi si affiancano importanti traduzioni, inedite in lingua italiana. Degni di nota gli studi di Denys Roman – già collaboratore di riviste quali Études Traditionnelles e Vers la Tradition– sul simbolismo e sulle eredità tradizionali confluite nella Libera Muratoria: A proposito delle ripetizioni rituali, Osservazioni su alcuni simboli massonici, Un rito massonico dimenticato: l’imposizione del Nome dei Maestri, Pitagorismo e Massoneria e altri ancora. Di portata eccezionale, poi, la pubblicazione (a puntate) del Rituale dei Liberi Muratori Operativi qual è stato riportato da Thomas Carr nel 1911, una delle più notevoli fonti sulla Worshipful Society of Free Masons, Rough Masons, Wallers, Slaters, Paviors, Plaisteres & Bricklayers, erede delle gilde operative praticanti un sistema rituale in sette gradi anteriore alla costituzione della Gran Loggia d’Inghilterra nel 1717.

      In ultimo, due parole sulla forma. Ogni numero de La Lettera G / La Lettre G si presenta come un libro: in ottavo (dimensioni 14,5 x 23 cm), copertina a colori, duecento pagine equamente distribuite tra italiano e francese. La rivista è bifronte e, di norma, i contenuti nelle due lingue sono i medesimi. La distribuzione è affidata in prevalenza alle librerie specialistiche, ma non solo. L’elenco dei punti vendita (prossimo a cento tra Italia, Francia e Svizzera), le modalità di sottoscrizione dell’abbonamento, le recensioni e corposi estratti degli articoli sono disponibili sul sito internet www.laletterag.org (anch’esso bilingue).





R. E. T. - n. 6/2004 

Hiram - n. 2/2005 

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