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Nota introduttiva
La Lettera G n° 8, pp. 3-33
Apparso originariamente sulla rivista «Études Traditionnelles» nel 1950, l’articolo che presentiamo ai
lettori di lingua italiana costituisce il primo capitolo
del libro di Denys Roman intitolato René Guénon et les
Destins de la Franc-Maçonnerie[1].
L’autore s’ispira ad alcune idee elaborate da Arturo
Reghini nella prima edizione del suo studio su
I numeri sacri nella Tradizione pitagorica massonica, sviluppando
anzitutto le questioni relative al confronto
tra i simboli comuni alle tradizioni pitagorica e
massonica e, successivamente, evidenziando alcuni
aspetti significativi nelle loro prospettive particolari.
È nota l’importanza attribuita dai Pitagorici alla
«scienza dei numeri», la cui caratteristica essenziale
è considerata risiedere nella nozione di «misura»
rappresentante l’equilibrio e l’armonia a un tempo:
essi prestavano giuramento «per la santa Tetraktys»,
simbolo della relazione numerica tra il quaternario
e il denario (1+2+3+4=10) e, quindi, espressione dell’Unità
realizzata nella molteplicità.
Come per la collaborazione alla rivista «Études
Traditionnelles», è su invito di René Guénon che D.
Roman si propone di svolgere qui il tema che costituirà,
nel corso di tutta la sua opera, l’essenza della
sua riflessione sull’Ordine massonico in una visione
escatologica: si tratta delle eredità confluite in Massoneria
nel corso delle epoche e che costituiscono i
depositi simbolici delle organizzazioni iniziatiche rifugiatesi
in seno all’Ordine. L’autore, dunque, si applica
nell’approfondire le considerazioni esposte a
più riprese dallo stesso R. Guénon. Beninteso, questi
depositi sono in piena concordanza con il percorso
specifico del Mestiere, in quanto espressioni
dell’Arte della Costruzione universale, iniziaticamente
intesa nel senso più ampio possibile.
Fra essi risalta l’eredità della filiazione pitagorica,
presente in alcuni gradi massonici sotto forma di simboli
particolari, quali anzitutto il pentalfa (altrimenti
denominato «stella fiammeggiante» e che in Massoneria
presenta nel suo centro la lettera G, equivalente
al Gamma greco), segno di riconoscimento dei
pitagorici, dal significato iniziatico relativo alla «Salute» fondato su una vera e propria «scienza delle lettere». L’autore segnala poi il Delta, il triangolo 3-4-5
conosciuto dai Massoni operativi e usato ancora oggi
in ambito rituale (si ricorderà la forma della «squadra» del Maestro Venerabile), la «tavola di tracciamento», l’importanza attribuita al teorema sul quadrato
dell’ipotenusa (particolarmente evidente nel
gioiello del Past Master nel Rito Scozzese) e, per quanto
attiene al «metodo», il silenzio, le agapi rituali e altro
ancora.
Al novero di queste eredità va ascritta la Musica,
arte per eccellenza secondo Pitagora e la sua scuola,
di cui in Massoneria si deve oggi lamentare l’oblio,
quantomeno come scienza tradizionale volta «terapeuticamente» a favorire e preservare una situazione
armonica sui piani psichico e corporeo. In proposito
si noterà l’allusione di D. Roman alla «leggenda del fabbro», oggi poco conosciuta nella Massoneria
continentale: vi si narra che l’intuizione di
Pitagora sui rapporti intervallari, per la creazione
della sua lira, fu preparata dall’ascolto dei differenti
suoni prodotti dal battere del martello del fabbro
sul metallo reso incandescente dal fuoco. Depositario
dei «segreti della Natura», il fabbro detiene così
la Forza per l’opera di rinnovamento e di recupero
dei metalli, ciò che rimanda al simbolismo della folgore
che devono padroneggiare con «maestria» i «figli
del tuono».
Si tratta di simboli e prassi che c’inducono a riflettere
tanto sul nostro proprio viaggio iniziatico
quanto sui «destini» fondamentali dell’Ordine. Ma
soprattutto, ci indicano la «prossimità» iniziatica tra
la via massonica e l’illustre scuola pitagorica, ricollegata
– come ci rammenta D. Roman – all’Orfismo
e, quindi, alla tradizione iperborea conservata a Delfi
nel culto ad Apollo. E per comprendere appieno
la portata di queste riflessioni, non ci resta che riportare
le parole con le quali R. Guénon, a conclusione
del secondo capitolo de L’esoterismo di Dante,
suggeriva l’idea di tale continuità, di epoca in epoca,
nella trasmissione dell’influenza spirituale: «Possiamo
nondimeno considerare che, senza dubbio alcuno,
da Pitagora a Virgilio e da Virgilio a Dante la
“catena della tradizione” in terra italiana non fu mai
interrotta».
André Bachelet
note
1. D. Roman, René Guénon et les Destins de la Franc-Maçonnerie, Éditions de l’Œuvre, Parigi 1982; Éditions Traditionnelles,
Parigi 1995.
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