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«Conosco l’acacia»
La Lettera G n° 7, pp. 75-82
(Estratti)
«Are you a Master Mason?»
«I know the Sprig of accahsia,
and everything it consumates».
In numerosi «documenti fondatori» e manuali
d’istruzione massonici, il segno di riconoscimento
verbale tra iniziati è espresso in una precisa forma di
dialogo: alla domanda «Siete voi Maestro Massone?»,
segue la risposta «Conosco l’acacia». Tale simbolismo
assume un ruolo tanto centrale, in riferimento al
massimo grado conseguibile nella Massoneria azzurra[1],
da far presupporre una stretta relazione con
l’essenza stessa della Maestria, relazione cui si accenna,
infatti, nel passaggio del manoscritto Francken
posto in epigrafe[2]. Qui la risposta si potrebbe tradurre
«Conosco il ramo d’acacia, e tutto ciò che esso
cela», ma anche – in corrispondenza ai diversi significati
che può assumere il termine consumates[3] – «tutto ciò che esso realizza» o, meglio, «tutto ciò che
attraverso di esso si porta a compimento» (o «a perfezione
»).
Nella leggenda di Hiram il ramo d’acacia marca
il passaggio tra la «seconda morte», morte al mondo
psichico, e la «terza nascita», nascita al mondo spirituale:
in questa sua funzione, esso corrisponde tanto
al ramo d’oro di Enea quanto al ramoscello degli
iniziati di Eleusi; finanche, vi si può trovare qualcosa
di analogo nel salice della tradizione cinese[4]. Ma
se il rapporto tra il simbolismo vegetale e tale «terza
nascita», o «rigenerazione», rappresenta notoriamente
uno dei temi tradizionali più universalmente
diffusi, meno risaputa è la sua esistenza, in seno alla
stessa dimensione massonica, anche in forma indipendente
dalla leggenda di Hiram[5].
Così, nel manoscritto Dumfries, d’origine scozzese,
troviamo la singolare figura di Minus Greenatus,
«alias il Verde, eccellente muratore che partecipò alla
costruzione del Tempio di Salomone e fu amato
da Carlo Martello»[6]. Minus Greenatus potrebbe essere
tradotto come «piccolo nato/rinato verde» (greennatus /
ri-natus)[7], ciò che rimanda all’idea di germoglio,
di nuova nascita o, meglio ancora, di rinascita a
un nuovo mondo.
Ancora in un manoscritto d’origine scozzese,
l’Edinburgh, troviamo un’allusione particolarmente
enigmatica al simbolismo vegetale, questa volta in
rapporto con quel «segreto» celato dall’acacia da
noi citato in apertura: «Dove troverò la chiave della
tua loggia? A tre piedi e mezzo dalla porta della loggia
sotto un perpendicolo [perpend esler] e una zolla
erbosa [green divot]»[8].
Il fatto che la chiave della loggia, ovvero ciò che
apre l’accesso al «luogo sacro», si trovi nascosta sotto
una zolla verde[9], assimilabile al tumulo dal quale
germoglia la nuova pianta, non può essere certamente
frutto di una scelta casuale: tanto più che il
carattere segreto, questa volta relativo al vegetale in
se stesso, si trova associato alla leggenda di Hiram fin
dalle prime divulgazioni massoniche.
In A Defence of Masonry, ad esempio, quando a proposito
di Hiram viene citato il ramo d’oro di Virgilio
nella versione di Dryden, si fa riferimento a una pianta
«celata», nascosta agli sguardi indiscreti dei profani:
«Nel vicino boschetto / c’è un albero consacrato
a Giunone infernale; / una folta selva e un’ombra
cupa / nascondono il fortunato arbusto dagli sguardi
dei mortali»[10].
Ma cos’è dunque questa pianta segreta, custode
dei segreti della Massoneria e nascosta agli occhi del
mondo? Sono gli stessi Masonic Catechisms del secolo
XVIII a rispondere a questa domanda, affermando
che il nome del Maestro Massone è Cassia[11], ovvero
quello della pianta sostituita all’acacia nei rituali inglesi
dell’epoca e nelle Costituzioni di Anderson del
1738. Il Maestro Massone è dunque l’essere divenuto
cosciente del fatto che tutti i segreti sono in lui; è
l’uomo rigenerato, il cui stato interiore deve restare
nascosto agli occhi di chi non è ancora in grado di
comprendere la più profonda essenza dell’arte.
Questo ci riporta al significato di «compimento»,
o «perfezione», associato all’acacia nella citazione in
epigrafe: tale perfezione, riferita al grado di Maestro,
non può che alludere alla realizzazione dello «stato
primordiale», inteso come padronanza di tutte le facoltà
inerenti lo stato umano, stabilitosi in quel luogo
interiore, simbolicamente definito «Paradiso terrestre
». In questo senso l’acacia, richiamando l’idea
di uno stato al di là del divenire in quanto pianta
«sempreverde», non soggetta alla ciclicità delle stagioni,
può essere adottata come sostituto dell’«Albero
della Vita» che si trova al centro dell’Eden,
«centro [che] è diventato inaccessibile per l’uomo
decaduto, il quale ha perduto il “senso dell’eternità”,
che è anche il “senso dell’unità”; ritornare al centro,
in virtù della restaurazione dello “stato primordiale”,
e raggiungere l’“Albero della Vita”, significa riacquisire
tale “senso dell’eternità”»[12].
[...]
M. B.
note
1. Una risposta che rende ancora più esplicito questo carattere
è «Mettetemi alla prova, conosco l’acacia».
2. The Francken Manuscript 1783, Kissinger Publishing, 1993,
p. 146.
3. Consumates, la cui corretta trascrizione è consummates, deriva
dal latino consummare (a sua volta formato a partire da
summa, termine fra le cui accezioni ricordiamo «culmine»,
«sommità», «perfezione») e significa «portare a compimento»,
«riunire», «rendere completo, perfetto», «realizzare».
4. Cfr. R. Guénon, L’esoterismo di Dante, Adelphi, Milano
2001, p. 55 e, dello stesso autore, La Grande Triade, Adelphi,
Milano 1980, p. 197.
5. Per tale indicazione, e per il relativo supporto documentario,
siamo debitori nei confronti dei preziosi studi,
purtroppo ancora inediti, condotti da Maurizio Nicosia, curatore
del sito Zenit (www.zen-it.com).
6. Knoop, Jones, Hamer, The Early Masonic Catechisms,
Manchester University Press, 1963, p. 56.
7. Si tratta di assimilazioni fonetiche utili per velare significati
comprensibili a chi abbia «orecchie per intendere», e
che naturalmente prescindono dall’etimologia; per un altro
esempio massonico di questo genere, si confronti R. Guénon,
La Grande Triade, cit., p. 27, nota 9, dove è rimarcata l’assimilazione
fonetica tra il cable-tow e l’arabo qabeltu.
8. Knoop, Jones, Hamer, The Early Masonic Catechisms, cit.,
p. 170.
9. Successivamente, nei manoscritti inglesi, la «chiave» viene
identificata alla lingua del Massone, riposta in una «scatola
d’avorio» rappresentata dai denti.
10. «In the neighbouring Grove / There stands a Tree, the Queen
of Stygian Jove / Claims it her own; thick Woods and gloomy night
/ Conceal the happy plant from mortal sight» (Knoop, Jones, Hamer,
The Early Masonic Catechisms, cit., p. 223).
11. «Qual è il nome di un Maestro Massone? Il mio nome
è Cassia e provengo da una Loggia giusta e perfetta» (Knoop,
Jones, Hamer, The Early Masonic Catechisms, cit., p. 170).
12. R. Guénon, Il simbolismo della Croce, Luni Editrice, Milano
1998, p. 76.
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