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Darkness visible [I parte]

La Lettera G  n° 6, pp. 59-73

(Estratti)

      [...] I rituali massonici[8], che occupano una posizione rettrice centrale nel percorso del Massone, sono stati oggetto, a diverse riprese ed epoche, di adattamenti necessari e dunque legittimi, giacché non sono né bloccati né prigionieri della forma, o della «letteralità», di cui sono rivestiti. Ma, se è ammissibile che la «lettera» di un rituale possa essere adattata in una certa misura al «linguaggio» particolare di un’epoca, pena il comprometterne eventualmente le possibilità di comprensione, per converso, lo spirito di cui tale lettera è l’indispensabile supporto deve essere imperativamente preservato e trasmesso senza la minima alterazione - ne variatur -, poiché è ben esso che vivifica il corpus simbolico, e dunque dottrinale, dell’Ordine, e che presiede alla sua messa in opera in conformità allo scopo perseguito attraverso il Mestiere di costruttore, che altro non è se non una «proiezione» particolare del «piano del Grande Architetto dell’Universo» e la cui applicazione mira alla realizzazione della perfezione di ogni essere. Tutti gli elementi rituali fondamentali della Massoneria rientrano in questo quadro e rappresentano la base dottrinale e metodica su cui si fonda il Mestiere, cui si aggiungono i depositi simbolici - vere eredità - che tale organizzazione ha raccolto nel corso delle epoche. Ciò, indipendentemente da altri criteri, autorizza a riconoscere la Massoneria come «Arca vivente dei Simboli», perciò è compito dei suoi membri - specie dei Maestri - preservare i «germi» in essa racchiusi affinché portino i loro frutti, «quando i tempi e le circostanze lo permetteranno»[9].

      In questa prospettiva, tratteremo ora di un’usanza ancora riscontrabile nei rituali dei secoli XVIII e inizio XIX, derivata da certi Riti (come il Rito Francese o Moderno e il Rito Scozzese Antico e Accettato), e che rappresenta una vestigia di una sequenza rituale contribuente alla integrazione «operativa» della Maestria massonica. Questa usanza, conservatasi in parte fino ai nostri giorni, è spesso applicata senza che il suo significato sia veramente compreso[10]. Ma prima di esaminarne il tenore e la portata, desideriamo apportare ancora qualche precisazione circa certi specifici aspetti della Camera di Mezzo. [...]

André Bachelet



note

  8. Usiamo il plurale poiché la Massoneria comprende la pratica di diversi Riti, che sono altrettanti modi di apprendimento del comune cammino proprio al «Mestiere» di costruttore, ma anche di varianti rituali nel quadro di ciascun Rito. Questa situazione è favorevole agli innovatori e ai riformatori d’animo profano, i quali, specialmente in Francia, si sforzano d’imporre nuovi rituali nei quali hanno introdotto elementi spesso devianti. In proposito, sarebbe interessante esaminare con attenzione alcune recenti versioni, dei Riti Francesi Moderno e Scozzese Antico e Accettato, che dichiarano la più ragguardevole anzianità possibile quale garanzia della loro autenticità e veridicità...

  9. Questa formula è tratta dal rituale Emulation praticato in Francia e in Italia. Il tema delle «eredità», raccolte dalla Massoneria, è stato sviluppato da Denys Roman che si è ispirato ad alcuni significativi elementi contenuti nell’opera di R. Guénon, il quale ha posto l’accento sulle eccezionali facoltà di assimilazione e di conservazione proprie all’Ordine massonico (il che rivela anche una sua stretta affinità con l’Ermetismo). È questo il filo conduttore del tema principale dell’opera di D. Roman, ed è anche ciò che lo induce a qualificare la Massoneria come «Arca vivente dei Simboli». Si consultino in proposito i suoi due libri: René Guénon et les Destins de la Franc-Maçonnerie e Réflexions d’un chrétien sur la Franc-Maçonnerie - «L’Arche vivante des Symboles» (Éditions Traditionnelles, Parigi 1995); in quest’ultimo libro si noterà, in rapporto con questo argomento, la seguente citazione di Guénon posta in epigrafe al capitolo IX, «Le Manuel maçonnique de Vuillaume»: «Ci sarebbe certamente molto da dire su questo ruolo “conservatore” della Massoneria e sulla possibilità che le conferisce di supplire, in una certa misura, all’assenza d’iniziazioni di un altro ordine nel mondo occidentale attuale» (in «Parola perduta e parole sostituite», cit.).

  10. In questo studio ci limiteremo esclusivamente alla Massoneria cosiddetta «simbolica» (quella dei primi tre gradi della Loggia «azzurra») e in particolare al terzo grado rappresentato dalla Camera di Mezzo; lo scopo è di sottolineare la possibilità e la necessità, nell’ambito del Mestiere, troppo sovente trascurato, di una operatività propriamente effettiva. D’altronde non disistimiamo gli sviluppi operati nell’ambito degli «alti gradi», nel Rito Scozzese Antico e Accettato come in altri Riti.




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