|
|
Nota introduttiva
La Lettera G n° 3, pp. 59-64
The Ritual of the Operative Freemasons’, pubblicato
da Thomas Carr nel 1911 e mai più ristampato, rappresenta
una delle più importanti fonti documentarie
di cui disponiamo sui rituali della Worshipful Society
of Free Masons, Rough Masons, Wallers, Slaters, Paviors,
Plaisterers & Bricklayers.
La Worshipful Society è conosciuta al pubblico soprattutto
grazie alle divulgazioni di Clement Stretton,
risalenti all’inizio del secolo scorso, secondo le
quali essa sarebbe l’erede diretta delle gilde massoniche
operative, praticanti un sistema rituale in sette
gradi anteriore alla costituzione della Gran Loggia
d’Inghilterra nel 1717. Sempre secondo Stretton,
gli appartenenti a tale Ordine, tutti massoni operativi
dediti alla costruzione di edifici, consideravano
Anderson un mistificatore che avrebbe profondamente
alterato i riti massonici originari, sia per sua
ignoranza sia per la volontà di adattare gli antichi riti
a finalità estranee alla natura dell’Ordine. Thomas
Carr, introdotto da Stretton nella Worshipful Society
nell’epoca in cui essa si approssimava al termine della
sua esistenza autonoma, ha redatto il libro di cui
presentiamo degli estratti basandosi sulle informazioni
di prima mano raccolte presso lo stesso Stretton,
che nel testo viene più volte citato come sicura
fonte di informazione sugli antichi usi muratori.
Clement Stretton afferma di essere stato iniziato
alla Worshipful Society nel 1866, quando, studente di
ingegneria, ebbe a frequentare dei tagliatori di pietre
nell’ambito della sua pratica di cantiere; si rese
presto conto che gli operai, invece di rispondere alle
sue domande, cercavano di nascondergli per
quanto possibile i segreti del mestiere, e solo di fronte
alle sue insistenze gli rivelarono di essere parte di
una gilda chiusa, e che per avere le risposte che cercava
avrebbe dovuto esservi ammesso come tutti gli
altri. Il giovane Stretton accettò e per i sette anni seguenti
continuò l’apprendistato fra i massoni operativi,
parallelamente ai suoi studi di ingegneria che
lo portarono a ricoprire una posizione di spicco nelle
ferrovie britanniche[1].
Nel 1871 entrò anche nella massoneria speculativa
della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, ricoprendo
per due volte la carica di Maestro Venerabile della
Loggia St-John n. 279 di Leicester e fungendo da
Gran Primo Sorvegliante della Gran Loggia Provinciale
del Leicestershire. Sempre nel 1871 il Trade
Union Act, riconoscendo ufficialmente l’esistenza dei
sindacati, diede il colpo di grazia alla sopravvivenza
delle gilde operative, che si trovarono da quel momento
a fronteggiare una crisi di reclutamento che
si sarebbe rivelata fatale.
Nel 1907 C. Stretton iniziò a diffondere in alcune
riviste massoniche[2], con il permesso della Worshipful
Society, informazioni sui rituali della massoneria operativa
alla quale egli apparteneva, attività che continuò
fino alla sua morte nel 1915. Nel 1908 entrò in
corrispondenza con John Yarker, autore massonico
ben conosciuto dagli studiosi della «massoneria di
frangia» inglese, e nell’anno seguente con Aimée
Bothwell-Gosse, elemento di spicco della massoneria
mista inglese. La sua corrispondenza con tali autori
costituisce oggi la principale fonte di informazione
sui rituali della Worshipful Society, insieme all’unico
volume pubblicato dallo stesso Stretton, Tectonic
Art[3], al volume di Charles H. Merz Guild Masonry
in the Making[4], e, appunto, al libro di T. Carr cui presentiamo
qui alcuni estratti[5].
Il sistema descritto da questi autori era diviso in
due branche, ciascuna delle quali articolata in sette
gradi; la «Massoneria della squadra» (square masonry),
cui spettava la costruzione in forma rettilinea
e l’uso dei relativi strumenti, e la «Massoneria dell’arco» (arch masonry), competente nelle costruzioni
in forma curvilinea e unica abilitata all’uso del
compasso. Stretton era stato ammesso nella Massoneria
della squadra, ma a causa delle circostanze eccezionali
dell’epoca aveva potuto avere accesso ai rituali
di quella dell’arco; è comunque sulla prima che
le sue informazioni sono più circostanziate e precise.
Secondo i resoconti di tale autore ciascuna officina
lavorava contemporaneamente in tutti e sette i
gradi, ovvero Apprendisti (Apprentices), Compagni
d’Arte (Fellows of the Craft), Compagni Esperti (Super-Fellows), Compagni Esperti Costruttori sul Sito
del Tempio (Super-Fellows Erectors), Intendenti e Sovrintendenti
(Intendants and Super-Intendants) altrimenti
detti Menatzchim, Maestri (Passed-Masters) o
Harodim, e infine i tre Gran Maestri (Grand Masters),
rappresentanti re Salomone, Hiram re di Tiro e Hiram-Abiff.
L’apertura dei lavori avveniva in VII grado, ove i
tre Gran Maestri sedevano a Occidente, e successivamente
si aprivano le camere dei vari gradi in ordine
discendente, le quali risultavano disposte in due
costruzioni parallele ospitanti rispettivamente gli iniziati
al VII, VI e V grado nell’edificio posto a settentrione,
di III, II e I grado in quello posto a meridione;
il IV grado era aperto in una camera chiamata Sito
del Tempio (Sanhedrim), posta a Nord-Ovest a congiungere
le due costruzioni, ove si svolgevano anche
i misteri annuali dell’Ordine: in aprile veniva commemorata
la fondazione del Tempio di Salomone, il
2 ottobre la morte di Hiram-Abiff e il 30 ottobre la
consacrazione del Tempio. Sotto al pavimento del Sito
del Tempio era presente una camera accessibile
solo ai Maestri di VI e VII grado, ove erano custoditi
i piani del Tempio e si svolgeva l’iniziazione al VII
grado.
Quanto vi fosse, in tale sistema, di genuinamente
discendente dai riti praticati dalle confraternite di
costruttori, è difficile da determinare.
René Guénon, che pure fece più volte cenno a riti
e simboli simili a quelli descritti da Stretton, riferì
che quest’ultimo era stato «il principale autore di
una “restaurazione” dei rituali operativi nella quale
certi elementi, perduti in seguito a circostanze mai
completamente chiarite, sarebbero stati sostituiti da
“prestiti” tratti dai rituali speculativi di cui nulla garantisce
la conformità con ciò che esisteva anticamente»[6].
Questo giudizio provocò una dura reazione
da parte di Marjorie C. Debenham, già segretaria
di A. Bothwell-Gosse e succedutale alla guida dello
Speculative Mason[7], ma studi successivi hanno confermato
l’esistenza di incongruenze nei resoconti
storici forniti da Stretton a proposito della filiazione
della Worshipful Society, e la presenza nei suoi riti
di alcuni elementi provenienti da fonti estranee
alla Massoneria operativa sembra ormai fuori di
dubbio[8].
Ciononostante, così come è certo che logge massoniche
operative siano sopravvissute in Gran Bretagna
fino al XX secolo al di fuori della giurisdizione
di qualsiasi Gran Loggia[9], è probabile che C. Stretton
abbia tratto una parte significativa dei riferimenti
rituali che egli fornisce nella sua corrispondenza da
fonti autenticamente operative, e li abbia poi integrati
con l’aiuto di J. Yarker in un «sistema» del tutto
paragonabile a quello dei molti «side degrees»
massonici che esistevano all’epoca: ed è del resto
proprio questo che è divenuto, a partire dal 1913, la
Worshipful Society, che oggi richiede ai suoi candidati
di essere Maestri Massoni in possesso del grado di
Mark Master Mason e Royal Arch Companion.
Ma, in definitiva, per chi sappia distinguere la
scorza dal nocciolo, la prova più evidente che i rituali
che stiamo presentando siano riconducibili, per l’essenziale,
a un’origine tradizionale è costituita proprio
dal loro contenuto[10], e le molte occasioni in cui
R. Guénon ebbe a commentare positivamente ciò
che veniva pubblicato da Stretton sulla Worshipful Society,
nonché i fecondi studi che in maggiore o minore
misura hanno preso spunto da dati tradizionali
tratti dalla massoneria operativa[11], crediamo costituiscano
di per sé sufficiente motivo di interesse per
i nostri lettori più attenti; quanto agli altri, che sono
troppo pigri o pavidi per interessarsi di ciò che proviene
loro senza l’imprimatur di qualche autorità esteriore,
non crediamo sia il caso di dilungarci oltre,
poiché ciò che veramente conta rimarrà comunque
nascosto alle loro investigazioni, almeno finché si
ostineranno a rinchiudere il proprio orizzonte intellettuale
negli angusti confini della littera legis.
note
1. È autore, fra l’altro, di uno dei più noti trattati sullo sviluppo
della locomotiva, The Locomotive Engine and Its Development,
London, 1892, oggetto di numerose ristampe fino al 1989.
2. Egli indirizzò diverse lettere e articoli, sia firmati con il
suo nome sia con diversi pseudonimi, a riviste quali il Freemason,
il Freemasons’ Chronicle, il Transaction of the Lodge of Research
n. 2429, il Journal of the Operative Stone Masons’ Society e,
soprattutto, The Co-Mason, divenuto in seguito The Speculative
Mason.
3. C. E. Stretton, Tectonic Art. Ancient Trade Guilds and Companies.
Free Masons’ Guilds, Melton Mowbray 1909.
4. C. H. Merz, Guild Masonry in the Making, Louisville 1918.
5. T. Carr, The Ritual of the Operative Freemasons’, Ann Arbor
1911.
6. R. Guénon, Simboli della Scienza sacra, «La lettera G e lo
swastika», Adelphi, Milano 1990. Notiamo di passaggio come
nella prosecuzione del brano da noi citato, a conferma dell’affidabilità
dei dati di Stretton sulla questione in oggetto,
e quindi della presenza di elementi «operativi» nei suoi scritti,
Guénon aggiungeva che «questa obiezione non vale nel
nostro caso, poiché si tratta qui di cosa di cui non si trova la
minima traccia nella massoneria speculativa».
7. Operative and Speculative, an important correction, in The
Speculative Mason, vol. XLII, 1950.
8. Cfr. P. Girard-Augry, Les survivances opératives en Angleterre
et en Ecosse, in Travaux de la Loge nationale de recherches Villard
de Honnecourt, n. 3, 1981, e B. Dat, La Maçonnerie «opérative» de Stretton: survivance or forgerie?, in Renaissance Traditionnelle,
nn. 118-119, 1999.
9. Cfr. F. W. Seal-Coon, An old-time «operative» midsummer
ceremony, in Ars Quatuor Coronatorum, n. 105, 1992.
10. Lo stesso B. Dat che, allineandosi alle più intransigenti
posizioni della cosiddetta «scuola storica», tende a negare
ogni filiazione simbolica o rituale che non sia appoggiata da
una documentazione cartacea consultabile dal pubblico, e
manifesta quindi il più netto scetticismo nei confronti della
filiazione operativa della Worshipful Society, non poté esimersi
dal riconoscere il «grandissimo interesse del contenuto del
Sistema di Stretton [sic]», e giudicò il simbolismo operativo
da lui divulgato come «una materia simbolica ricca e abbondante,
sempre appassionante per coloro che siano interessati
a rituali ed esoterismo».
11. Cfr. fra gli altri B. Rovere, Rivista di Studi Tradizionali,
«Alcune riflessioni sul “Quadro di Loggia”», n. 53, 1980
e «Il Cielo stellato», n. 77, 1993.
|
|