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Nota introduttiva
La Lettera G n° 2, pp. 19-22
Nel primo numero di questa rivista è stato
pubblicato, a firma Denys Roman, uno studio dal
titolo «A proposito delle ripetizioni rituali». Presentiamo
ora, dello stesso autore, il suo primo articolo,
intitolato «Osservazioni su alcuni simboli
massonici», apparso in Études Traditionnelles nel
1950, redatto su richiesta di René Guénon e volto
a rettificare diversi equivoci ed errori, alcuni di
grossa taglia, contenuti nel libro La Symbolique Maçonnique
dell’autore occultista Jules Boucher, libro
che all’epoca godeva di fin troppa considerazione
negli ambienti massonici francesi. Accanto a tale
lavoro di «rettifica», l’autore ha modo di affrontare
aspetti poco noti o trascurati del simbolismo
muratorio, posti in rapporto con dati tratti da altre
forme tradizionali. L’articolo, concepito sotto forma
di recensione, venne ripubblicato successivamente
nella raccolta postuma Réflexions d’un Chrétien
sur la Franc-Maçonnerie[1], che va ad affiancarsi ad
un primo volume, uscito qualche anno prima, René
Guénon et les destins de la Franc-Maçonnerie[2], a cura
dell’autore. I due volumi riuniscono una selezione
dei principali lavori di D. Roman - autore poco
conosciuto in Italia -, scelti tra quelli redatti, nel
corso di più di trent’anni, per le svariate riviste alle
quali ebbe modo di collaborare.
È noto che Denys Roman è lo pseudonimo di
cui si servì Marcel Maugy (1901-1986) per firmare i
suoi scritti, molti dei quali furono pubblicati, tra le
alterne vicende che ne segnarono gli sviluppi
dopo la morte di René Guénon nel 1951, su Études
Traditionnelles. È proprio grazie all’incontro con
l’opera che questi veniva esponendo sulle pagine
della rivista francese che aveva inizio per D. Roman
un lungo «“lavoro preparatorio”, fatto di meditazione
e di approfondimento dei simboli, effettuato“senza fretta”, senza la “ricerca di uno scopo
immediato”»[3]. Iniziato alla fine degli anni Quaranta nella
Loggia La Grande Triade all’Obbedienza della
Grande Loge de France, tale lavoro proseguiva per
così dire «dall’interno», in una direzione che doveva
portarlo tra l’altro a redigere «[...] un rituale
scozzese d’ispirazione tradizionale[4]; egli intraprenderà
questo compito (che doveva d’altronde riprendere
alla fine della sua vita) sotto l’autorità e
il controllo di René Guénon, col quale intratterrà
una corrispondenza che proseguirà per molti anni
fino agli ultimi mesi di vita del Maestro, e dalla
quale egli seppe trar partito per la sua riflessione e
la sua opera»[5].
Non possiamo pensare di abbordare in queste
brevi note, sia pure per sommi capi, una disamina
dei contenuti di tale opera; ci limitiamo a menzionare
alcuni titoli, compresi nelle due raccolte citate,
che riteniamo siano di particolare interesse
per i lettori cui si rivolge La Lettera G. Oltre a
quelli già pubblicati qui, ricordiamo: «Pitagorismo
e Massoneria»; «Dal Tempio alla Massoneria attraverso
l’Ermetismo cristiano»; «Su alcuni aspetti
della Massoneria detta “scozzese”»; «Massoneria
Templare, Massoneria Giacobita e Massoneria
Scozzese»; «Alla gloriosa memoria dei due san Giovanni
»; «“Euclide, allievo di Abramo”»; «Un rito
massonico dimenticato: l’imposizione del nome
dei Maestri»; «Luci sulla Massoneria dei giorni antichi
»; «Il Manuale Massonico di Vuillaume»; «L’affaire
Taxil»; «Aspettando l’ora della potenza delle
tenebre».
Dagli scritti di D. Roman traspare la volontà
costante di restituire al loro autentico significato le
molteplici «eredità» custodite dalla Massoneria,
tali da indurre l’autore ad impiegare l’espressione,
in effetti per certi versi calzante, di «Arca vivente
dei simboli». Osservava in proposito R. Guénon,
che «vi sarebbe certamente molto da dire su questo
ruolo “conservatore” della Massoneria e sulla
possibilità che le è in tal modo offerta di supplire
in una certa misura all’assenza di iniziazioni di un
altro ordine [rispetto a quelle di origine artigianale]
nel mondo occidentale attuale»[6].
Chi annetta ai simboli e ai riti massonici una
portata non semplicemente «letteraria» o «cerimoniale»
potrà trovare in tali scritti numerosi elementi
di interesse e di riflessione, frutto in definitiva
di un’«adesione incondizionata» - per usare le
sue stesse parole - da lui maturata nei confronti
dei contenuti dell’opera di R. Guénon; del resto, è
a quest’ultimo che occorre far risalire molte delle
indicazioni riguardanti i rituali massonici, che
l’autore ha avuto il merito di esporre e «illustrare»
senza snaturarle, testimoniando, oltre ad una notevole
conoscenza dei temi trattati, una non comune
«fedeltà» allo spirito di tale opera, spirito che in
fondo si identifica essenzialmente con quello che
anima la Massoneria stessa.
Abbiamo quindi motivo di pensare, per concludere
queste annotazioni, che la lettura dell’opera
di Denys Roman «[...] saprà risvegliare in coloro
per i quali la Massoneria non è soltanto una
società conviviale o un peculiar system of morality, il
senso acuto della Vigilanza e la coscienza della natura
iniziatica dell’Ordine. Pensiamo anche che
[tale lettura] non mancherà di suscitare “vocazioni”
massoniche autentiche, dell’ordine di quelle
che non sono semplici inclinazioni individuali,
ma la sentita manifestazione di una necessità interiore
che accompagna un gusto certo per il rito e
il simbolo. Questa lettura, infine, ricorderà, oltre
all’attenzione privilegiata e all’“interesse vigile e
fraterno” portato da R. Guénon alla Massoneria
fino ai suoi ultimi giorni, l’importanza capitale
della sua opera per l’apprendimento del vero simbolismo,
dei princìpi da cui procede e, in una parola,
del riconoscimento della sua origine non-umana»[7].
note
1. Éditions Traditionnelles, Paris, 1995. In precedenza tale
scritto, accompagnato da una nota di André Bachelet,
comparve nei nn. 55-56 della rivista Vers la Tradition.
2. Éditions de l’vre, Paris, 1982; Éditions Traditionnelles,
Paris, 1995.
3. A. Bachelet, Presentazione a Réflexions d’un Chrétien sur
la Franc-Maçonnerie, p. 11.
4. Il rituale in questione, elaborato in vista del suo impiego
da parte della «Grande Triade» ed eventualmente
della stessa Grande Loge de France, a causa di circostanze
avverse non venne mai adottato [N.d.R.].
5. A. Bachelet, «Presentazione», op. cit., p. 14.
6. «Parole perdue et mots substitués», in Études Traditionnelles,
luglio-dicembre 1948. Ora nella raccolta Études sur la
Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, Éditions Traditionnelles,
Paris, 1964, T. I, p. 40.
7. A. Bachelet, «Presentazione», op. cit., p. 37.
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