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I tre guna e l'iniziazione
La Lettera G n° 2, pp. 41-66
(Estratti)
Allorché eravamo intenti a rileggere L’uomo e il
suo divenire secondo il Vêdânta la nostra attenzione è
stata attirata da un’affermazione la cui importanza,
lo confessiamo, ci era passata del tutto inosservata
nelle precedenti occasioni. Eppure, essa manifesta
a chiare lettere quale fosse lo scopo che si prefiggeva
René Guénon presentando le dottrine orientali
a un pubblico occidentale, tra il quale egli sapeva
esserci chi, in virtù della propria costituzione
interiore, sarebbe stato in grado di recepirle. Il
passaggio che contiene l’affermazione in questione
si trova nell’introduzione dell’opera citata e
dice così: «Abbiamo altrove spiegato quello che intendiamo
per élite intellettuale, quale sarà la sua
funzione se riuscirà un giorno a costituirsi in Occidente,
e come lo studio reale e approfondito delle dottrine
orientali sia indispensabile per prepararne la formazione.
In vista di un simile lavoro, i cui risultati si
faranno indubbiamente sentire solo a lunga scadenza,
crediamo di dover esporre certe idee per
coloro che sono capaci di assimilarle, senza mai
fare subire a esse alcuna di quelle modificazioni o
semplificazioni, tipiche dei “volgarizzatori”, che si
opporrebbero direttamente allo scopo che ci proponiamo.
Infatti, non è la dottrina che deve abbassarsi
e restringersi per il limitato intelletto del
volgo; sono invece quelli che lo possono che devono
elevarsi alla comprensione della dottrina
nella sua purezza integrale, ed è solo in tal modo
che può formarsi una vera élite intellettuale. Fra
quelli che ricevono uno stesso insegnamento,
ognuno lo capisce e lo assimila più o meno completamente,
più o meno profondamente, secondo
le proprie capacità intellettuali: così si opera naturalmente
la selezione senza la quale non può esistere una
vera gerarchia»[1] [i corsivi sono nostri].
Del resto, è già stato rilevato da altri in diverse
occasioni come R. Guénon abbia insistito a più riprese,
e ciò fin dagli inizi della sua opera scritta,
sull’importanza determinante che riveste una adeguata
preparazione teorica per chi aspirasse ad affrontare
poi, con qualche speranza di successo,
l’intero percorso del cammino iniziatico. Tenendo
conto, però, di quel che a oggi si può constatare,
anche tra coloro che sono riusciti a ottenere un
regolare ricollegamento iniziatico, bisogna pur
dire che non è indifferente il numero di quelli che
si arrestano a un livello ancora più o meno superficiale
di comprensione, e ciò magari non tanto in
conseguenza di qualche insanabile deficienza delle
loro «capacità intellettuali» quanto perché tali capacità
rimangono, per così dire, «soffocate» dal
prevalere di abitudini di stampo profano. Per questo
motivo riteniamo che sia il caso qui di insistere
sul fatto che Guénon parla di uno studio «reale e
approfondito», il che vuol dire che non ci si può
accontentare di un semplice approccio mnemonico,
come in genere si è portati a fare, ma che bisogna
sforzarsi di portare avanti, invece, una lettura
quanto più possibile riflessiva, in cui si conceda
ampio spazio a una meditazione sui vari
punti, cercando di risalire in ogni circostanza dalla
«lettera» allo «spirito». Si converrà con noi che, in
un simile lavoro, la concentrazione è chiamata a
svolgere un ruolo determinante; ma, a questo
proposito, chiunque può constatare da sé quanto
sia difficile mantenere salda la propria attenzione
su un punto qualsiasi, senza che si affaccino
d’immediato alla mente i più disparati pensieri.
Tuttavia, se di fronte a una tale constatazione, anziché
cedere allo sconforto si persevera nella via
intrapresa, presto o tardi, a seconda della propensione
di ognuno, si vedrà come tale sforzo a poco a
poco diverrà meno arduo. Per cui non esitiamo ad
affermare che, se da un lato questo studio «reale e
approfondito», affrontato con la necessaria tenacia
da chi possieda i requisiti indispensabili, potrà servire
per approssimarsi alla conoscenza teorica sradicando
insieme l’incomprensione e la falsa comprensione,
da un altro lato esso contribuirà, almeno
in una certa misura, a sviluppare altresì la
propria capacità di concentrazione; e l’importanza
di quest’ultima osservazione non mancherà di risultare
evidente a chi abbia presente che, secondo
René Guénon, sarà proprio questa concentrazione
a costituire l’unico strumento necessario per poter
affrontare successivamente la realizzazione metafisica[2].
Ora, tornando all’argomento da cui siamo partiti,
e considerando che se vi è un ambiente che
dovrebbe mostrarsi propizio a trattare delle varie
dottrine, siano esse d’Oriente o d’Occidente, questo
è la Massoneria, proprio in virtù del suo carattere
universale, abbiamo pensato che potesse presentare un qualche interesse riesaminare qui alcuni
aspetti dell’iniziazione alla luce della teoria
indù dei tre guna, tenuto conto di come René
Guénon ne abbia fatto uso spesso e volentieri
lungo la sua opera. [...]
L. M.
note
1. Cfr. L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta, Adelphi, p. 14.
2. Cfr. Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, parte
terza, cap. XII, p. 190, Adelphi. È quasi superfluo aggiungere
che una tale realizzazione richiede il previo ricollegamento a
un’organizzazione iniziatica autentica e regolare.
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