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Sulla fratellanza

La Lettera G  n° 1, pp. 59-74

(Estratti)

      Considerando in quale misura vengono messi in rilievo i pregi della fratellanza presso la maggior parte delle organizzazioni iniziatiche, non appare privo d’interesse spendere alcune parole a questo riguardo, per cercare di stabilirne le ragioni. Al fine di rendere più semplice e chiara la nostra esposizione ci limiteremo qui a esaminare l'argomento dal particolare punto di vista delle forme iniziatiche occidentali, più familiare se non per tutti almeno per una parte dei lettori; ciò non vuol dire, tuttavia, che non ricorreremo ad altre fonti quando ciò sembri opportuno allo scopo di meglio illustrare il nostro pensiero. Risalendo agli Antichi Doveri della Libera Muratoria vi si scopre, inserita in modo più o meno velato tra le norme ivi elencate, una preziosa indicazione ai fini di questa ricerca: in essi viene affermato che «l’amore fraterno [costituisce] la pietra di fondazione e di volta, il cemento e la gloria di questa antica Fratellanza»[1].

     Una tale formulazione, a un tempo estremamente concisa e ricca di contenuti, rispecchia in modo ammirevole la dottrina tradizionale, nella sua applicazione all’ambito proprio della Libera Muratorìa. In essa i termini impiegati hanno un carattere tecnico che, nel caso degli antichi operativi, doveva essere in grado di richiamare immediatamente una serie di nozioni legate alla pratica del mestiere, ma anche e soprattutto suscettibili, almeno per coloro che ne erano capaci, di un adattamento altrettanto rigorosamente «tecnico» all’arte della vita.

     Ora, è chiaro che l'assimilazione dell’amore fraterno alla «pietra di fondazione» non può corrisponderem nel significato, all'assimilazione dello stesso alla «pietra» o «chiave di volta», tra le due intercorrendo tutta la distanza che separa la «virtualità» dalla «effettività». Invero, una tale discriminazione allude alla necessità di perseguire lo sviluppo dell'amore fraterno fin dall’inizio e lungo tutto il percorso della via iniziatica, il massone essendo tenuto a sforzarsi di portare a termine in se stesso l’opera di costruzione dello spirito di fratellanza affinché gli sia infine possibile stabilirsi nella «perfetta unione». Non v’è dubbio, inoltre, che un allenamento mentale e comportamentale volto a privilegiare ognora lo spirito di fratellanza sugli interessi egoistici, agisce quale «cemento» o collante tra i singoli componenti dell’organizzazione iniziatica, garantendo una maggiore o minore coesione del vincolo fraterno a misura del grado di maturazione raggiunto da ciascuno[2].

     Si tratta, in fin dei conti, di un processo tutto interiore che trova corrispondenza in una pratica metodica in grado di avviare verso la realizzazione iniziatica. A questo proposito è bene ricordare come gli Antichi Doveri forniscano una certa regola di vita richiedente, tra l’altro, di «evitare tutte le dispute e questioni, tutte le maldicenze e calunnie, non consentendo ad altri di diffamare qualsiasi onesto fratello, ma difendendo il suo carattere e dedicandogli i migliori uffici per quanto consentito dal [proprio] onore e sicurezza e non oltre»[3].

     Ma, al di là delle norme tramandate per iscritto nei documenti pervenutici, ormai reperibili nelle varie raccolte pubblicate, negli Antichi Doveri v’è anche un’esplicita apertura a «doveri» comunicabili «per altra via», il che può alludere a qualcosa di ben più consono al carattere strettamente «riservato» e piuttosto personale che riveste un metodo di realizzazione iniziatica, del quale tutt’al più possono apparire all’esterno, cristallizzate in uno scritto, solo indicazioni di applicazione generale e che vanno perciò ritenute in qualche modo relativamente exoteriche. [...]

Franco Peregrino



note

  1. Antichi Doveri, Costituzione e Regolamento del Grande Oriente d’Italia, 2002, p. XIII.

  2. L’analogia stabilita negli Antichi Doveri fra l’amore fraterno ed il «cemento» ammette un’altra interpretazione, più profonda, che ci rimanda allo Spirito: difatti, l’intera manifestazione si tiene insieme grazie alla sua «azione di presenza», nel mentre il suo ritirarsi comporta, ineluttabilmente, che «la carne si separi dalle ossa».

  3. Antichi Doveri, Costituzione e Regolamento del Grande Oriente d’Italia, ibid.




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