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In viaggio verso dove?
La Lettera G n° 12, pp. 21-33
(estratti)
Il tema del «viaggio iniziatico» è altrettanto ampio quanto quello della «via iniziatica», essendo l’uno e l’altra, in realtà, una sola e identica cosa vista da prospettive differenti. Nell’abbordare questo argomento rinunciamo quindi da subito e di buon grado a ogni pretesa di sistematicità e completezza, in generale comunque poco consone a questioni di carattere esoterico, ritenendo più utile limitarci a sviluppare qualche breve considerazione di carattere rituale sul tema del viaggio nella Libera Muratoria. La prima e più immediata associazione è quella che riguarda le «prove» contenute nei rituali d’iniziazione al grado di Apprendista, attraverso le quali il recipiendario viene purificato per mezzo di Terra, Aria, Acqua e Fuoco prima di giungere al momento del Fiat Lux che sancirà il suo passaggio «dalle tenebre alla luce»[1]. Le ultime tre di tali prove si presentano esplicitamente come veri e propri «viaggi» prefiguranti il lavoro interiore dell’iniziato, a cui è richiesto di liberarsi gradualmente da tutte le «scorie» che costituiscono la sua zavorra profana, dapprima le più grossolane e poi, via via, le più sottili e insidiose. Ma anche la prima prova, ovvero quella del Gabinetto di Riflessione, in corrispondenza analogica con l’elemento Terra[2], può essere considerata un viaggio, dal momento che è al suo interno che si attua quella «discesa agli Inferi» che si colloca tra la morte iniziatica e la «seconda nascita», discesa nel corso della quale l’essere dovrà esaurire definitivamente certe sue possibilità inferiori che renderebbero altrimenti impossibile il seguito del suo percorso[3].
A proposito della «discesa agli Inferi», René Guénon ha sottolineato il rapporto tra il labirinto di Creta raffigurato sulle porte dell’antro della Sibilla cumana e la prova iniziatica costituita dal viaggio nel mondo sotterraneo cui tale antro dà accesso, un viaggio al termine del quale gli eletti potranno finalmente vedere la «luce» iniziatica[4]. Ma tale analogia non può essere considerata un’identità: infatti, dal momento che è proprio nella caverna sotterranea che si compie la «discesa agli Inferi», il labirinto raffigurato sulle sue porte non può che rappresentare una fase del «viaggio» precedente a ciò che nell’iniziazione massonica è rappresentato dal Gabinetto di Riflessione, ovvero quel percorso nelle «tenebre esteriori» che l’aspirante compie prima di giungere alle porte del Tempio.
Quest’ultima osservazione non è priva di riflessi eminentemente pratici: infatti capita, purtroppo, che il percorso di «probazione» degli aspiranti all’iniziazione muratoria venga considerato da alcuni alla stregua di una mera prassi burocratica, da accelerare e facilitare il più possibile. Una tale attitudine, ci sembra, risulta in primo luogo del tutto incompatibile con la necessità di un’adeguata riflessione sull’importanza dell’impegno che l’aspirante si prepara ad assumere, riflessione che, opportunamente indirizzata da chi si assume l’onere della presentazione e della «tegolatura», dovrebbe invece condurre il postulante a una purificazione preliminare dagli aspetti più evidentemente incompatibili con la via cui chiede di accedere. Va ricordato che tale purificazione preliminare trova un preciso equivalente rituale nella cosiddetta «spoliazione dei metalli» che, collocandosi in un momento anteriore all’ingresso nel Gabinetto di Riflessione, dovrebbe corrispondere, nel simbolismo che abbiamo ora illustrato, al percorso nel labirinto esteriore[5].
Inoltre non si può ignorare che ogni forma di lassismo nei confronti dei «bussanti» contrasta con l’ovvia esigenza di difesa di ogni organizzazione iniziatica contro le infiltrazioni di elementi non qualificati: e a questo proposito si potrebbe osservare che il labirinto svolge anche una ben nota funzione di difesa, in questo caso più propriamente di «selezione», impedendo l’accesso al «luogo sacro» di coloro che non abbiano la lucidità e la costanza necessarie per non smarrirsi lungo la strada o tornare sui propri passi. Sminuire l’importanza di tale «viaggio» preliminare, o facilitarlo oltre misura, significa quindi aprire le porte della «discesa agli Inferi» anche a elementi non qualificati, suggestionabili o squilibrati, con il rischio che tale «discesa» si trasformi in una vera e propria «caduta nel pantano», per usare un’espressione simbolica tratta dai Misteri di Eleusi, ovvero, in altri termini, in uno sprofondare tout court nelle possibilità inferiori dell’ambito psichico, con esiti potenzialmente disastrosi sia per la vittima di una tale imprudenza sia per l’organizzazione che se ne rende responsabile.
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Giovanni Testanera
note
1. Il contatto con gli elementi, costituenti incorruttibili di tutte le cose, serve a consentire all’iniziato di raggiungere il grado di purezza necessario per poter ricevere la «luce» iniziatica, in virtù del principio secondo il quale la mente assume la forma degli oggetti che percepisce, così come la luce prende quella degli oggetti che illumina o il metallo fuso quella degli stampi in cui è versato. Cfr. Panchadasi, IV, 29.
2. Osserviamo di sfuggita che l’ordine delle prove iniziatiche massoniche nei più diffusi rituali scozzesi attuali (Terra, Aria, Acqua e Fuoco) differisce sia da quella che potremmo chiamare una sequenza di «riassorbimento»(Terra, Acqua, Fuoco e Aria), inversa rispetto a quella di produzione, sia da quella che considera gli elementi ordinati dal più «tamasico» al più «sattwico» (Terra, Acqua, Aria e Fuoco – cfr., in questo numero, R. Guénon, «La teoria indù dei cinque elementi»), e riproduce, all’inverso, la genesi degli elementi secondo la concezione alchemica che vede il Fuoco, elemento attivo o maschile, agire sull’Acqua, elemento passivo o femminile, per produrre l’Aria e la Terra. Tuttavia dobbiamo rilevare che esistono anche rituali nei quali l’ordine di esecuzione delle prove iniziatiche (Terra, Acqua, Aria e Fuoco) è precisamente l’inverso di quello «gerarchico», il che esprime la necessità di condurre l’opera di sgrossamento dal più «spesso» al più «sottile».
3. All’estremo opposto, il Fiat Lux che segue le prove iniziatiche potrà invece essere posto in relazione con l’Etere, o quintessenza, in corrispondenza analogica con il suono e, in questo contesto, collocato in particolare rapporto con il Verbo, o Parola divina, la vibrazione iniziale in virtù della quale le possibilità spirituali dell’essere iniziano a organizzarsi, passando dallo stato di pura potenzialità caotica a quello di una virtualità che il lavoro iniziatico dovrà tradurre in atto (cfr. R. Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, Luni Editrice, Milano 1996, capp. XLVI e XLVII).
4. Cfr. R. Guénon, Simboli della Scienza sacra, Adelphi, Milano 1975, cap. XXIX. Come vedremo meglio più avanti, da un altro punto di vista il labirinto rappresenta l’intero percorso della via, e il suo centro una immagine o un riflesso del vero «Centro del Mondo»; perciò, anche in ambito exoterico, i labirinti presenti in alcune Cattedrali medievali sono chiamati «via di Gerusalemme», e il loro percorso è considerato sostitutivo del pellegrinaggio in Terrasanta (cfr. ibid., cap. LXVI e Il Re del Mondo, Adelphi, Milano 1977, cap. XI).
5. Si può a questo proposito osservare che la fase di sacralizzazione di chi si prepara ai riti del pellegrinaggio islamico comporta la spoliazione da qualunque abito in contrasto con lo stato di semplicità e purezza primordiale, e originariamente prevedeva la proibizione d’indossare qualunque oggetto metallico. Anche in questo caso si tratta di una «purificazione» preliminare rispetto all’ingresso nel «luogo sacro», che potrà essere intesa in senso exoterico o esoterico a seconda del punto di vista di chi compie il rito.
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