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Intorno al «segno gutturale»

La Lettera G  n° 12, pp. 5-19

(Estratti)

      Recensendo uno scritto sui segni iniziatici apparso nel numero di maggio 1937 della rivista «Le symbolisme», René Guénon si esprimeva in questi termini: «François Ménard, in una nota molto breve, parla Del Gesto dal punto di vista rituale; si tratta qui soprattutto della corrispondenza dei segni iniziatici con i centri sottili dell’essere umano, argomento sul quale abbiamo avuto modo di fare incidentalmente qualche allusione, e che meriterebbe certamente uno studio più approfondito»[1] [i corsivi sono nostri]. Proveremo a inoltrarci nella direzione auspicata da Guénon, limitandoci a trattare del solo «segno di Apprendista» e mantenendo comunque il giusto riserbo sulle questioni più «tecniche»; non va dimenticato, infatti, che l’argomento dei segni iniziatici, nonostante sia ormai divenuto di pubblico dominio, richiede una certa discrezione.

      Naturalmente, il presupposto essenziale delle considerazioni che seguiranno deve essere cercato nella profonda valenza simbolica[2] dalla quale il segno in questione è contraddistinto, valenza che, d’altronde, è propria di tutto quanto è ritualmente compiuto all’interno del Tempio massonico, luogo «regolarissimo e illuminatissimo»; e i nostri lettori ben sanno che è nella natura stessa del simbolo il fatto di racchiudere più significati sovrapposti gerarchicamente. Procederemo, dunque, per gradi. [...]

Franco Peregrino



note

  1. Cfr. Études sur la Franc-Maçonnerie et le Compagnonnage, tomo 1, Éditions Traditionnelles, Parigi 1964, «Recensioni di articoli di riviste», pp. 275-76.

  2. La cosa dovrebbe essere evidente, ma, nel caso fosse necessario rimarcarlo, ecco quel che afferma esplicitamente R. Guénon: «qualsiasi gesto rituale è un simbolo “agito” » (Considerazioni sull’iniziazione, Luni Editrice, Milano 1996, cap. XVI, p. 142).




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