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I cinque sensi
La Lettera G n° 12, pp. 61-69
«Non mi sento obbligato a credere che lo stesso Dio che ci ha fornito di sensi, ragione e intelletto, abbia inteso che noi tralasciassimo di usarli»
Galileo Galilei
Numerosi sono gli accenni che si possono trovare nei testi tradizionali a proposito dell’illusorietà del mondo, e che indicano come tappa necessaria in un cammino di realizzazione spirituale il conseguimento di un non attaccamento nei confronti di esso, e quindi, in definitiva, di tutto ciò che è contingente e transitorio. Non è raro però che queste indicazioni vengano fraintese o distorte dai filtri di una mentalità prevalentemente ancora profana[1], che finiscano quindi per indurre ad assumere un atteggiamento che vorrebbe sottintendere un apparente distacco, dissimulando noncuranza, se non addirittura disprezzo, nei confronti del mondo sensibile. In realtà un simile atteggiamento, che appartiene in toto all’ambito mentale, e che per ciò stesso non sfugge i limiti dell’individualità, non ha nulla a che fare con il non attaccamento di cui parlano i testi tradizionali: «Situato al centro della ruota cosmica, il saggio perfetto la muove invisibilmente, con la sua sola presenza, senza partecipare al suo movimento e senza che si debba preoccupare di esercitare una qualsiasi azione; il suo assoluto distacco lo rende padrone di ogni cosa, perché non può più essere toccato da nulla. “Egli ha raggiunto l’impassibilità perfetta; poiché la vita e la morte gli sono ugualmente indifferenti, il crollo dell’universo non gli procurerebbe nessuna emozione. A forza di scrutare egli è giunto alla verità immutabile, alla conoscenza del Principio universale unico […]”»[2] [i corsivi sono nostri]. Lo stato descritto in questo passaggio è quanto di più lontano si possa immaginare dall’individualità, non potendo nemmeno più sussistere l’idea stessa d’individualità quando, liberati dalla molteplicità, ci si sia stabiliti[3] nella non-dualità. Allo stesso modo, il distacco di cui si tratta non può essere una velleitaria determinazione della volontà individuale originata da una visione ancora esteriore della realtà, tale distacco non essendo altro che una conseguenza della Conoscenza per eccellenza.
M. B. note
1. Mentalità, questa, che continuerà a essere presente anche nel caso di un iniziato ai primi passi, quali che siano le nozioni tradizionali accumulate.
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