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La cognizione sentimentale
La Lettera G n° 11, pp. 3-16
(Estratti)
Prima di addentrarci nell’argomento che ci proponiamo di affrontare, ci pare opportuno rilevare come il presente studio e i due successivi – «Lo sviluppo della ragione» e «L’intuizione intellettuale» – formino un insieme che presenta diretti rapporti con le fasi stesse del processo iniziatico, il quale, com’è noto, procede metodicamente per gradi successivi dall’«esterno» verso l’«interno». Dev’essere inteso, del resto, che le considerazioni che seguono, dato l’oggetto eminentemente sintetico cui si applicano, non possono avere carattere sistematico[1]. E ciò in conformità all’insegnamento muratorio, secondo il quale la Massoneria non pone «alcun limite alla ricerca della verità», per la buona ragione che questa non ha limiti. Non è difficile rendersi conto, d’altra parte, che tale «tripartizione» è riferibile ai primi tre gradi dell’iniziazione massonica: in effetti, essi corrispondono – almeno da un certo punto di vista – alla sgrossatura della «pietra grezza», alla sua successiva levigatura sino a ottenere la «pietra cubica» perfettamente squadrata, e alla finale sovrapposizione a quest’ultima del «coronamento», che rappresenta il compimento dell’«opera» e il vero «capolavoro», ossia la «pietra cubica a punta»[2]. Va da sé che tale opera non può implicare alcunché di meccanico, per dir così, come si è ripetuto più volte su queste pagine. Essa richiede, al contrario, un costante sforzo di sintesi e «integrazione»[3], essendo a tal fine inefficace un approccio analitico, che non può che condurre a una «dispersione» sempre più spinta. Sulla questione avremo modo di tornare più avanti. Ci limitiamo per il momento a far notare, per concludere questa premessa, che la «tripartizione» cui accennavamo corrisponde pure a una naturale suddivisione e disposizione gerarchica di determinate facoltà presenti nell’essere umano. Per essere esatti, solo le prime due – la sentimentalità e la facoltà razionale – sono comprese in tale categoria, mentre l’ultima, l’intuizione intellettuale, essendo di ordine universale e non più individuale, attiene all’essenza profonda di ogni essere[4]. Aggiungiamo ancora che le prime due, ricadendo entrambe, pur con modalità e ruoli molto differenti, nel dominio «sottile» dell’individualità, riguardano la prima fase del lavoro iniziatico, quella relativa alla «rigenerazione psichica» resa possibile dalla «seconda nascita», conseguenza immediata dell’iniziazione. L’ultima concerne invece la «terza nascita», ossia quella che, col grado di Maestro, consente di accedere al dominio propriamente spirituale o intellettuale[5]. [...]
Pietro Gori
note
1. Cfr. R. Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, Luni Editrice, Milano 1996, cap. XXXII, «I limiti del mentale».
2. Cfr. R. Guénon, La GrandeTriade, Adelphi, Milano 1980, cap. XII, «Lo zolfo, il mercurio e il sale».
3. Cfr. R. Guénon, Les Principes du Calcul infinitésimal, Gallimard, Parigi 1946, in particolare il cap. XXII, «Caractère synthétique de l’intégration».
4. Si veda, su tale questione essenziale, R. Guénon, L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta, Adelphi, Milano 1992, cap. II, «Distinzione fondamentale tra il “Sé” e l’“io”».
5. Cfr. R. Guénon, Considerazioni sull’iniziazione, cit., cap. XXVI, «Sulla morte iniziatica».
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